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Il virus ferma le orchestre, il dramma degli 'aggiunti'

Dal BLOG di Professori d’Orchestra.it - Per fronteggiare i possibili contagi del virus che sta paralizzando questo paese è arrivato il decreto legge che prevede la chiusura dei teatri e delle attività culturali fino al 3 aprile 2020.

Non avendo nessun tipo di competenza medica tantomeno un qualche talento nascosto in virologia direi di lasciare fuori da questa riflessione tutte le considerazioni sull’efficacia o meno di questo provvedimento.

Andiamo dritti alla realtà: con i teatri chiusi, le orchestre e i cori fermi si sta consumando un dramma nel dramma, quello dell’anello più debole del sistema spettacolo in Italia, gli aggiunti. 
Per i non addetti ai lavori, che non hanno una percezione definita su chi sono queste ‘entità nascoste’ (nascoste nemmeno più di tanto, visto che il contributo che danno in termini artistici è di elevato spessore), essi sono professionisti qualificati che per un destino generazionale o per altri motivi legati alla crisi che il settore registra in questi ultimi decenni non riescono a trovare un posto a tempo indeterminato in un’istituzione, fondazione o teatro che sia.

La notizia più interessante e meritevole di attenzione è che, preparatevi perché la notizia è forte, sono persone! Cioè veri e propri esseri umani, madri o padri di famiglie che lavorano con lo stesso impegno e professionalità degli altri colleghi ma senza conoscere quei ‘piccoli’ diritti chiamati ferie pagate, malattie, indennità, tredicesime ecc. nonostante abbiano rapporti di lavoro da anni, a volte decenni, nelle stesse orchestre.

Numerose sono le segnalazioni che ci sono arrivate in questi ultimi giorni da professori d’orchestra, aggiunti, che si sono visti annullare un mese e mezzo di lavoro a causa dell’emergenza CoronaVirus e per questi professionisti, purtroppo, non esiste nessun tipo di sostegno economico perché, parliamoci chiaro, l’impegno del ministro Dario Franceschini preso con l’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) nei giorni scorsi, cioè di intervenire economicamente attraverso il FUS, è ammirevole ma sappiamo tutti che quei soldi andranno nelle casse delle istituzioni e non nelle tasche dei lavoratori (figuriamoci poi dei collaboratori esterni e aggiunti). Per loro trattasi di un mese e mezzo di lavoro perso all’improvviso, senza nessuna possibilità di riorganizzazione delle proprie attività. 

La situazione degli aggiunti è da anni ormai sotto i riflettori per il tentativo di dialogo tra le parti sul tema ‘precarietà’, piaga sociale che riguarda anche altri settori, ma in questi eventi straordinari e imprevedibili la fragilità di questo sistema-lavoro è eclatante.

Roma, 5 marzo 2020

Matteo Di Iorio
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